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L’inverno, in quest’anno ancora terribile, ci spinge a riflettere sul senso del morire e del rinascere: i sacrifici non sono invano.

-parte prima-

di Antonio Vargiu

No, non vogliamo essere noiosi o ripetitivi: crediamo profondamente che ad ogni caduta, ad ogni difficoltà, singola o collettiva, possa seguire una rinascita.

Del resto anche chi non è credente sta acquisendo una sensibilità particolare nel cogliere e nell’immergersi nei ritmi di questo nostro mondo, sia pure troppo spesso violentato dall’uomo.

Quello che invece assolutamente respingiamo è il “pessimismo cosmico”, che arriva addirittura ad auspicare la fine dell’umanità, impostazione questa che respingiamo con tutte le nostre forze. A supporto di questa nostra convinzione utilizzeremo la voce di diversi poeti.

Come scrivevo l’anno scorso: “Già da adesso manteniamo memoria di questa profonda lezione: abbiamo bisogno del pane per vivere, della cultura per comprendere, della poesia per sognare (a questo proposito vorrei dire a tutti che il sogno non è astrazione, ma la base di ogni costruzione umana)”.

 

Passiamo a presentarvi una piccola antologia di poesie di “autori classici”.

Iniziamo con Charles Bukowski e una sua riflessione sul cambio dell’anno e sulla condizione dell’uomo: cosa rimane, una volta finita l’euforia dei festeggiamenti d’inizio d’anno? (1)

 

Foglie di palma

a mezzanotte in punto
1973-74
Los Angeles
ha cominciato a piovere sulle
foglie di palma fuori dalla mia finestra
i clacson e i fuochi d’artificio
erano svaniti
e tuonava.

ero andato a letto alle 21.00
spente le luci
tirate su le coperte –
la loro letizia, la loro felicità,
le loro urla, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriachi dilettanti…

la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson si sono ammutoliti
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma è andata
anche questa.

Continuiamo con gli auguri di Erri De Luca.

 

Prontuario per il brindisi di capodanno (2)

 

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

 

Passiamo a leggere una poetessa americana.

 

Stelle d’inverno (3)

di Sara Teasdale,

Sono uscita di notte, da sola.

Il sangue giovane che scorreva al di là del mare

sembrava aver infradiciato le ali del mio spirito.

Duramente sopportavo il mio dolore.

Ma quando ho sollevato la testa

dalle ombre tremanti sulla neve,

ho visto Orione, verso est,

brillare costante come un tempo.

 

Dalle finestre della casa di mio padre

Sognando i miei sogni nella notte d’inverno,

guardavo Orione quand’ero bambina

al di sopra delle luci di un’altra città.

 

Passano gli anni, passano i sogni, passa anche la giovinezza.

Il cuore del mondo sotto il peso delle sue guerre si spezza,

Tutto è cambiato, tranne, verso est,

la fedele bellezza delle stelle.

 

Terminiamo questa sezione con un famoso haiku giapponese.

 Haiku (4)

di Matsuo Bashō (5)

Languore d’inverno:

nel mondo di un solo colore
il suono del vento.

 

  1. Charles Bukowski (1920-1994), Foglie di palma, traduzione di Natale Fioretto.
  2. Erri De Luca(1950), Prontuario per il brindisi di capodanno(da L’ospite incallito, Einaudi 2008).
  3. Sara Teasdale, poetessa statunitense, nata l’8 agosto 1884 a St.Louis, Missouri, Missouri, Stati Uniti, morta il 29 gennaio 1933 a New York. La traduzione della poesia è di pinkcherrytai, che l’ha pubblicata sul sito “la sottile linea d’ombra” il 3 gennaio 2018.
  4. Haiku: componimento poetico breve composto da 17 sillabe secondo lo schema 5/7/5.
  5. Matsuo Bashō, poeta giapponese dl periodo Edo. Nato a Iga nel 1644, morto a Osaka il 28 novembre 1694.

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