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REDDITO DI CITTADINANZA: GIUSTO MANTENERLO, ANCORA PIU’ GIUSTO RIORGANIZZARLO (ma manca la volontà politica). -prima parte-

di Antonio Vargiu

Recentemente c’è stata una ripresa di dibattito sul reddito di cittadinanza, che ha coinvolto, in maniera particolare, le forze politiche dell’attuale “maggioranza Draghi” alla vigilia della definizione della legge di Bilancio 2022.

Tutti ricordano che il reddito di cittadinanza era uno dei due provvedimenti di carattere sociale dell’allora governo “giallo-verde” (2019). Questo era sponsorizzato dal movimento 5 Stelle, l’altro -quota 100 (anni più contributi per andare in pensione)- dalla lega di Salvini. Il reddito di cittadinanza è rimasto, sia pure con alcune modifiche.

Entriamo, dunque, nel merito.

LA “POVERTA’ ASSOLUTA” IN ITALIA NELL’EPOCA DEL COVID

Se il biennio 2020-2021 sarà ricordato da tutti gli italiani come un biennio difficile, di forte crisi economica e sociale, c’è una parte della nostra società che lo sta vivendo in maniera ancora più dura, essendo venuta a mancare, con la paralisi dell’attività produttiva, anche la minima possibilità di garantire in maniera degna la propria sopravvivenza.

Di questo si parla quando vengono pubblicate tabelle e cifre che attestano l’estendersi, anche nel nostro paese, della cosiddetta “povertà assoluta” (1).

Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche). Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019) (REPORT ISTAT giugno 2021).

Il reddito di cittadinanza non è un albero della cuccagna, MA HA UN DIFETTO DI ORIGINE.

Anche qui facciamo parlare le cifre.

Il reddito di cittadinanza ad agosto 2021 è stato erogato a quasi 1,36 milioni per un importo medio a nucleo di 545,95 euro e una spesa complessiva nel mese di 742 milioni, in lieve calo su luglio (759,8 milioni) ma comunque sui massimi degli ultimi mesi.

I dati sono ricavati dall’”Osservatorio sul reddito e pensione di cittadinanza”, secondo il quale ad agosto le persone totalmente coinvolte sono state poco più di tre milioni (3.027.851). Se si guarda ai primi sette mesi dell’anno, le famiglie che hanno avuto almeno una mensilità del sussidio sono 1,6 milioni per 3,7 milioni di persone coinvolte (2).

Un’idea “plastica” media delle erogazioni e dei beneficiari ce la dà il quotidiano Il Giorno con la seguente tabella:

Si tenga presente che il reddito di cittadinanza ha una durata di 18 mesi, dopo i quali ha una sospensione di un mese, che dovrebbe servire a verificare se esistano ancora le condizioni per continuare ad usufruirne.

Inoltre

– Solo una quota dell’importo può essere prelevata in contanti.

– Solo chi ha ottenuto la quota per l’affitto (quota B) può versarla tramite bonifico una volta al mese.

– Si può utilizzare per acquistare generi alimentari, generi di prima necessità e per il pagamento delle utenze.

Una prima conclusione: il difetto del reddito di cittadinanza non sta in una eccessiva erogazione di soldi o in una eccessiva platea di beneficiari.

Il vero difetto sta nella -chiamiamola così- “imprecisione” nel raggiungere e nell’aiutare efficacemente coloro che ne hanno veramente bisogno.

Da qui il proliferare di “furbetti”, come evidenziato da recenti inchieste giudiziarie, mentre è poi molto faticoso -con i controlli ex post- indicare chi non ha diritto al reddito e procedere, quindi, alla relativa revoca (sarebbe arduo veramente pensare poi alla possibilità di farsi restituire le somme ingiustamente erogate).

Il grave errore è stato quello di partire subito ad ogni costo, abolendo praticamente il già preesistente reddito di inclusione e dando la possibilità di autocertificare la presenza dei requisiti per accedere al reddito.

Comunque, nei primi otto mesi del 2021, le revoche raggiungono il numero di quasi 83mila nuclei famigliari e le decadenze sono oltre 230mila.

CAMBIERA’ QUALCOSA?

Le modifiche proposte dal governo

Tabella 1 – Come cambiano i requisiti relativi alle offerte di lavoro congrue (queste regole valgono per famiglie senza disabili)

La Tabella è inserita da Massimo Baldini nel suo articolo, Come cambia il reddito di cittadinanza, pubblicato su Lavoce.info, il 12/11/21.

 

Prima della legge di bilancio

 

Dopo la legge di bilancio
I beneficiari del Rdc possono rifiutare fino a 2 offerte di lavoro “congrue” su tre

 

In caso di rinnovo della misura oltre i 18 mesi deve essere accettata la prima offerta congrua, pena la perdita del beneficio.

 

 

I beneficiari del Rdc possono rifiutare solo una offerta di lavoro “congrua” su due

 

Come prima

 

 

 

 

La congruità dell’offerta di lavoro dipende anche dalla durata di fruizione del Rdc: – nei primi 12 mesi di fruizione, la prima offerta è congrua se entro 100 km dal domicilio, o raggiungibile entro 100 minuti con mezzi pubblici; la seconda offerta è congrua se entro 250 km, la terza ovunque in Italia. – Dopo i 12 mesi di fruizione, le prime due offerte sono congrue se entro 250 km, la terza ovunque in Italia.

 

La congruità di una offerta di lavoro non dipende più dalla durata di fruizione del Rdc, ma solo dal suo ordine: la prima offerta è congrua se entro 80 km o 100 minuti, la seconda ovunque in Italia.

 

L’offerta per essere congrua deve essere a tempo indeterminato o determinato con durata non inferiore a 3 mesi

 

Come prima

 

L’offerta per essere congrua deve essere a tempo pieno o con orario non inferiore all’80% di quello dell’ultimo lavoro svolto

 

L’offerta per essere congrua deve essere a tempo pieno o con orario non inferiore al 60% di quello previsto nei contratti collettivi

 

 

Modifiche sufficienti? Molti lo mettono in dubbio. Noi proponiamo di tornare ai meccanismi e allo spirito del reddito di inclusione, che faceva perno sul ruolo degli Enti locali.

Con una differenza principale: mettere a disposizione dei comuni i soldi e le persone in grado di assistere veramente i “nuovi e i vecchi poveri”.

 

 

  • L’Istat definisce come soglia di “povertà assoluta” il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Un esempio:

soglia di povertà assoluta per un single (anno 2020) : Nord euro 963,43

                                                                                           Centro euro 913,34

 

Sud  euro 905,77

(2) Il Messaggero17 settembre 2021

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