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“A casa di Lucia”

di Giuseppe Lucente

Ho avuto l’occasione di partecipare personalmente all’appuntamento con Antonio Vargiu, che nell’ambito delle iniziative che caratterizzano l’associazione “A casa di Lucia”, vero presidio culturale nell’area casertana, ha presentato la sua nuova raccolta di poesie “Immenso e quotidiano” dando vita ad un momento di vera riflessione sulla vita con le sue infinite sfumature.

L’animatrice della serata è stata, come suo solito, la Presidente Assunta Aulicino, che ha letto e ha dettato il ritmo delle letture, a varie voci, di diverse poesie del libro “Immenso e quotidiano”.

Insieme ad un pubblico davvero interessato, il poeta ripercorre le tappe della sua vita, dai ricordi della spensierata adolescenza (“sulla panchina fredda chi ci dirà più la dolce fiaba della vita?”) al rapporto con suo padre (non sempre facile da raccontare con leggerezza e obiettività!) raccontati nei bellissimi versi “A mio padre”.

Durante la lettura di alcune sue poesie non sono mancate domande ed alcune riflessioni che venivano dettate man mano dall’emozione stessa del momento.

Dopo la lettura di “No, non dire sciocchezze” che termina con “E’ il perdono la sorgente della vita” c’è stato un lungo e tenero silenzio tra gli astanti. Ci si è soffermati molto sul senso della vita, su come ormai sia difficile comunicare al giorno d’oggi i propri sentimenti con i nuovi mezzi di comunicazione sempre più spesso usati solo per esasperare la superficialità e soprattutto la mancanza di confronto diretto.

La mancanza di dialogo è forse un segno di deriva egoista dell’uomo oppure semplicemente comodità?

Il confronto esiste ancora tra le persone?

Toccante anche il ricordo mai sbiadito della sua compagna Rosanna che Vargiu rimembra come una rosa rossa nel fuoco di maggio, delicata come un cristallo prezioso.

Cosa ci rimane di quella sera del 23 aprile trascorsa tra amici?

Ci rimane il ricordo di un poeta certamente legato al passato, a quel passato che ama e che odia e inevitabilmente riverbera prepotente nel quotidiano di ognuno di noi.

Personalmente ritengo Antonio Vargiu espressione di grande umiltà, sensibilità e amore per la vita.

 

Qui di seguito le poesie citate nell’articolo.

In memoriam

 

Non ricordi, oltre la fila dei pioppi,

immense le stelle dell’Orsa

e la nostra casa,

addormentata dal vento,

alta sulla collina?

 

Tutto è buio. Ad un tratto,

fuori ci chiama la voce della nonna

e la notte rischiara

di lucciole e racconti.

Adesso il bosco

è una magia di fili d’argento,

così fragili, così leggeri

come sospiri di luna.

 

Ma il silenzio ingoia le ore,

si dissolvono le voci. Sulla panchina fredda

chi ci dirà più

la dolce fiaba della vita?

28 luglio1993

 

A mio padre

Improvviso, dopo il buio delle scale,

splendente nel meriggio di sole,

immenso l’Olimpico mi apparve.

Al vento che odorava di campo

ondeggiava la gente

e gialli e rossi i colori di Roma.

Fu quella la partita degli eroi

e, se uno cadde,

l’altro colpì.

E poi ovunque fu gioia

e grida e canti e abbracci,

e quando così stretti ci trovammo

ti riconobbi veramente padre,

così come anch’io per te lo fui,

quando le coperte ti rimboccai all’ospedale,

l’ultima volta.

 

No, non dite sciocchezze

 

No, non dite sciocchezze:

l’albero non era stato potato,

ma ferocemente mutilato.

Eppure quale sorpresa

la bianca cascata di fiori

dell’albicocco del mio giardino.

È il perdono

la sorgente della vita.

A Rosanna

Così ti ricordiamo:

rosa rossa nel fuoco di maggio;

delicata come cristallo prezioso,

al calar dell’autunno.