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di Antonio Vargiu

 

Sono oramai diversi anni che pubblichiamo, per il periodo estivo, una “piccola antologia” dedicata al profondo rapporto tra noi e l’immensità. Il “mezzo” è il cielo stellato, che riusciamo a vedere e, direi, a “contemplare, soprattutto nei mesi estivi, sia per motivi di pausa lavorativa (“ferie”) che climatici (il caldo ci spinge ad uscire dalle città e anche dalle nostre case di campagna).

Questo non vuol dire che rinunciamo a goderci le splendide lune piene del periodo -chi legge le mie poesie ne troverà diverse che hanno al centro questa nostra sorella/compagna dei nostri desideri, che troviamo e ritroviamo in tutte le età della nostra vita.

Ma il cielo stellato ha per noi un particolare significato. Del resto la mia ultima raccolta di versi ha un titolo molto significativo da questo punto di vista: “Immenso e quotidiano”.

Sono i due poli della nostra vita: quella di ogni giorno, in cui comunque dobbiamo saper cogliere tutti gli aspetti della bellezza che ci viene offerta (senza un nostro sforzo sarà come far scorrere tra le nostre mani la sabbia senza vederne i granelli scintillanti) e quella in cui siamo di fronte all’infinito e all’immensità.

Una notte stellata è quella che mette di fronte la nostra coscienza e piccolezza collettiva a un fiume argentato che sembra non avere più fine.

E’ il momento quindi di entrare in questa atmosfera e godere di queste sensazioni ed emozioni, prima che le “costellazioni fasulle” di satelliti artificiali inquinino, in tutto o in parte, queste nostre possibili visioni.

Gli articoli su questo argomento saranno due: questo conterrà un piccolo pezzo preso dal Canto Cosmico di Ernesto Cardenal (in realtà “un assaggio”, perché ci proponiamo di ritornare presto su questo importante autore) e alcune mie poesie sul tema.

L’altro articolo conterrà la nostra più tradizionale antologia sulle “stelle d’estate”.

 

 ERNESTO CARDENAL (1)

ERNESTO CARDENAL

 

 

BRANI DAL CANTICO 5 DI “CANTICO COSMICO”.

STELLE E LUCCIOLE

L’energia della loro unione

trasformata in calore e luce

quello sono loro.

L’universo acceso

da migliaia di galassie di migliaia di milioni di stelle!

Io guardo quell’universo

e sono l’universo che si guarda.

La finissima retina dell’universo che guarda sé stesso,

questo siamo.

Quella prima volta che si vide sulla terra

Attraverso i vetri il celo,

quando con sabbia convertita in lente

Galileo vide Venere in quarto crescente e i crateri della luna:

il mondo guardando sé stesso.

Lucciola sul suolo.

Inutile fuoco della femmina sul suolo

senza che il compagno di luce

scenda dal cielo.

E’ molto chiara la Via lattea

questa notte d’estate a Solentiname

(300.000 milioni di stelle)

branco di pesci argentati.

Nostre stelle vicine!

Ma la Terra inosservabile da loro,

la rende come inesistente.

Uno che è solo in questo pianeta Terra

vorrebbe in qualche modo risalire verso quelle lucie non tornare più.

Lui aveva 20 anni.

Lucciole sul suolo.

E ci saranno state dopotutto quelle nozze con un Essere impersonale?

Solo, in un raggio di 300.000 anni luce

ardendo d’amore.

Nessun corpo accanto al letto

nè sulla sabbia.

Desiderando la venuta del regno dei cieli sulla terra.

E alla fine dello spazio-tempo

il coito eterno.

 

Esseri essenzialmente cosmici

non possiamo escludere la terra dall’eternità.

Quelle luci lassù, la Gerusalemme Celestiale.

 

…

 

  • BIOGRAFIA

Ernesto Cardenal Martínez (Granada, 20 gennaio 1925) è stato un poeta, un sacerdote e un teologo nicaraguense. Protagonista della rivoluzione in Nicaragua del 1979, è tra i massimi esponenti della teologia della liberazione ed è stato il fondatore della comunità religiosa di Solentiname.

Nato in una ricca famiglia di Granada, studiò Lettere prima all’Università di Managua e poi, tra il 1942 e il 1946, in Messico. Si trasferì poi a New York per completare gli studi (1947 – 1949) e fino 1950 viaggiò attraverso l’Italia, la Spagna e la Svizzera. Tornato in patria, militò nella resistenza contro il regime di Anastasio Somoza García, sostenuto dagli Stati Uniti, e nel 1954 partecipò alla Rivoluzione di Aprile, un tentativo fallito di mettere fine alla dittatura in Nicaragua.

Convertitosi al cattolicesimo nel 1956, Cardenal decise di entrare come novizio nel monastero trappista di Nostra Signora a Gethsemani (in Kentucky), dove fu discepolo del religioso e poeta Thomas Merton.

Lasciò l’abbazia nel 1959 per completare gli studi teologici a Cuernavaca, in Messico, dove venne ordinato sacerdote nel 1965. Fu co-fondatore della comunità religiosa di Solentiname, su un’isola nel Lago Nicaragua, dove predicò la non-violenza appresa da Merton e dove fondò anche una colonia di artisti primitivisti.

Scoperta la sua appartenenza al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), fu costretto a rifugiarsi all’estero: divenne ambasciatore dell’opposizione sandinista all’Avana (Cuba). Il 19 luglio 1979 entrò a Managua con le truppe rivoluzionarie che posero fine al feroce regime dittatoriale di Anastasio Somoza Debayle (figlio del precedente presidente); venne nominato ministro della Cultura dal nuovo governo guidato da Daniel Ortega.

Nel 1983, durante la sua visita in Nicaragua, papa Giovanni Paolo II lo invitò pubblicamente a dimettersi: essendosi rifiutato, fu sospeso a divinis. Continuò a rivestire la carica fino al 1987, quando il suo ministero venne soppresso per ragioni finanziarie.

Cardenal abbandonò il FSLN nel 1994, in polemica con quella che lui interpretò come deriva autoritaria nella gestione del partito da parte di Daniel Ortega.

E’ morto a Managua il 1° marzo 2020.

 

 

 

 

Antonio Vargiu

Eppure la vita (Madre Terra) (2)

M’ha sempre molto incuriosito

che dalla prima, immane esplosione,

da milioni di galassie scagliate nel vuoto

in una corsa che mai sembra aver fine,

da soli che nascono e che muoiono,

in un angolo remoto,

in un piccolo sistema,

quasi d’incanto sia apparsa

una perla verde azzurra: la Terra.

 

Che mirabile frutto del caso:

ora arroventata dal sole,

ora circondata di ghiacci,

ora plasmata

dai fuochi di mille vulcani,

eppure la vita.

 

Forse a volte, Giacomo,

è anche natura matrigna;

ancora di più:

il tuo grido è anche la nostra domanda.

 

«Magnifiche sorti e progressive»?

Dove, tra tagliatori di teste

e uccisioni di bambini?

 

Ma la tua ginestra, Giacomo,

non ci unisce forse

in una laica fede

nella vita che non muore?

Lo stesso tuo cielo ancora contempliamo,

lo stesso fiume scintillante,

la stessa luna ancora ci guarda.

 

Eppure, in tutto questo mistero,

in questo ribollire di galassie,

in questa notte che ora è così dolce,

quello di più bello che ancora persiste

è l’uomo che conta le stelle.

(2)

Da “Eppure la vita”, Phasar Edizioni, 2016